laicitàlia

venerdì, 16 maggio 2008

luttazzata

Il gesuita Josè Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana, scrive oggi sull'Osservatore romano che si può credere in Dio e negli extraterrestri "anche se della esistenza di extraterrestri finora non abbiamo nessuna prova".
disco volanteA differenza di quella di Dio.

- Daniele Luttazzi -


scritto da: zemolo alle ore 14:49 | link | commenti
categorie: svago
lunedì, 07 aprile 2008

un nuovo invisibile flagello :-)

laico: se lo conosci lo evitiOgni 15 secondi sul nostro pianeta un individuo adulto diventa laico...

scritto da: zemolo alle ore 12:29 | link | commenti (4)
categorie: svago, politica
domenica, 09 marzo 2008

genio italico

Leonardo, Galileo, Fermi, Fontecedro, Levi-Montalcini, Dulbecco, Natta, Majorana, Volta, ...

Geni italici? Certo, ma impallidirebbero al confronto col più strabiliante ed inaspettato esempio di genialità fieramente italica: Gabriella Carlucci. Questa donna, che conoscerete senz'altro come bravissima conduttrice televisiva e parlamentare di sanissimi principi ha recentemente dimostrato di sapere di fisica più di un premio Nobel per la fisica qual è Glashow. Al quale, infatti, si permette di dare del bugiardo. E se dà del bugiardo ad un premio Nobel, figurarsi se non può dare del "
gran figlio di una ballerina che fa la scienza" ad uno che il Nobel invece non l'ha vinto (sebbene sia considerato uno dei più autorevoli fisici italiani): Luciano Maiani. Il quale, per altro, è il motivo del contendere.

Permettetemi di riassumere cos'ha costretto una tranquilla Onorevole a rivelare di possedere i suoi superpoteri scientifici.

Tutto ha inizio con la famosa lettera che indicava come inopportuna l'inaugurazione dell'anno accademico della più importante Università scientifica italiana con una lectio magistralis di un tizio che il metodo scientifico non l'ha mai digerito.
"Attacco al papa!" è l'urlo disperato e rabbioso di quasi tutto l'arco politico nazionale. Neanche contro Mehmet Ali AÄŸca sono mai stati indirizzati tanti improperi!
Il fato vuole che tra i firmatari della lettera ci sia un certo Maiani, fisico illustre che di lì a poco dovrebbe assumere la presidenza del CNR grazie a quella che è stata forse la prima, e sicuramente la più apprezzata internazionalmente, procedura di nomina meritocratica del nostro Paese. Meriti scientifici? Sì, ma Maiani resta pur sempre uno che non si è voluto genuflettere al passaggio del papa. Dunque, per ragioni ovvie a tutti (?!), indegno di guidare un ente pubblico italiano. E allora bisogna a qualunque costo ridiscuterne la nomina.

A questo punto si possono distinguere due classi di politici: ci sono quelli furbastri, che fanno grandi proclami e promettono esemplari epurazioni volte a lavare l'onta dell'insulto al monarcha vaticano; ma si fermano ai proclami: tanto basta,
per farsi belli di fronte ai vescovi.

Poi c'è
Gabriella Carlucci. Questa sventurata, non essendo un politico, pensa che alle idiozie dette dai suoi colleghi debbano necessariamente seguire i fatti (ed in questo, un po', l'ammiro). Approfondisce brevemente le sue conoscenze in fisica (e che sarà mai per una che parla cinque lingue?) e scrive a Prodi dimostrandogli senza ombra di dubbio che Maiani è solamente un fortunato incompetente. Nella lettera la Carlucci afferma sicura che "Glashow addirittura si oppose a che Maiani ottenesse un posto di ruolo al CERN poiché manifestamente non aveva capito una teoria di cui era autore. Cosa, questa, estremamente ridicola".

Disgraziatamente qualche ateo comunista che non sa farsi gli affari suoi avvisa il Nobel Glashow che, non avendo di meglio da fare, risponde alla Carlucci ribattendo punto per punto alle sue affermazioni, definendo "
wholly untrue and malicious" ("totalmente false e malevoli") le notizie attribuitegli e definendo "this stellar Italian scientist" ("questo stellare scienziato italiano") Maiani.

L'Onorevole, ahinoi, non demorde, e piccata risponde allo sventurato fisico definendolo bugiardo, ed inventandosi misteriosi insulti che la lettera di Glashow conterrebbe (sfido chiunque a trovarne).
Quasi a dimostrare la sua superiore intelligenza, pone al professore una sola domanda, ma di quelle tostissime: "se Maiani e i suoi amici sono, come Lei dice, luminari stellari stimatissimi in tutto il mondo, perché non hanno mai vinto il premio Nobel ?
".

Riesco a vederlo, Glashow, che a questo punto si fa rileggere la lettera della Carlucci non riuscendo a credere che gente del genere possa trovarsi alla guida di un qualunque Paese. Poi, appurato che di scherzo non si tratta, nuovamente risponde. E come se parlasse ad un bambino, le ricorda che "parecchi ricercatori Italiani (incluso Maiani) sono meritevoli del Premio Nobel, ma ci sono molti più candidati che premi
"; elenca numerosi geniali scienziati mai premiati a Stoccolma e conclude dicendo che "l'Italia dovrebbe essere orgogliosa dell'eroismo di tanti suoi scienziati, invece di calunniarli".

Pensate che la Carlucci, a questo punto, chieda scusa o perlomeno cerchi di defilarsi in silenzio? Macché! Lei è forzitaliota, madre (fa titolo) e plurilaureata in materie letterarie, quindi non teme nulla. Nemmeno il ridicolo. Nel quale si tuffa con ammirevole entusiasmo pubblicando sul suo blog la più sgrammaticata e rabbiosa lettera che mai ad umano sia capitato di leggere.

Ricordate, leggendola, che lei accusa Maiani di incompetenza. Poi, vantando le sue lauree e la partecipazione alla "VII Commissione permanente della Camera dei Deputati (Cultura, Scienza, Istruzione
)", dimostra la sua, di incompetenza, proprio nei campi che dovrebbe dominare.

Ma che volete: loro sono diversi!

scritto da: zemolo alle ore 13:05 | link | commenti (1)
categorie: politica, morale, ricerca scientifica, marcatura
giovedì, 28 febbraio 2008

a ciascuno il suo

In attesa di riprendere le forze per commentare la nuova chiamata alle urne (che come avete notato, ha nella contrapposizione fra laici e cattolici uno dei suoi fulcri), pubblico l'editoriale comparso nel numero di febbraio de Le Scienze:


di Enrico Bellone

Avrei preferito non dover scrivere questo editoriale. Quanto è accaduto all'Università «La Sapienza» di Roma potrebbe infatti sfociare, negli anni a venire, in conseguenze negative per lo sviluppo della nostra scienza, già mal ridotta. Corriamo il rischio che si frantumi del tutto il principio civile per cui la scienza nasce dalla naturale curiosità degli esseri umani e non deve essere qualificata come atea, laica, religiosa o asservita alle multinazionali.
In un'Università pubblica, l'inaugurazione dell'anno accademico ruota attorno alla lectio magistralis, affidata a uno studioso il quale analizza i rapporti fra ricerca e docenza, suggerisce criteri per la loro crescita ed è comunque disposto a confrontarsi con ipotesi alternative. Queste condizioni sono ovviamente inapplicabili a un intellettuale che espone delle Verità divine e, quindi, non negoziabili, non passibili di critica. Soprattutto se si invita uno studioso come Ratzinger, nei cui scritti si percepisce da sempre sia la difficoltà in cui versa il cattolicesimo di fronte agli sviluppi della cultura d'oggi, sia l'inclinazione della Chiesa romana a invadere uno scenario politico che si sta sfarinando. È stato ingenuo, quindi, chiedere al Papa di presentare la lectio in un'Università pubblica e in un momento in cui i toni ecclesiali si vanno facendo aspri.
uomo-scimmia Qualche esempio, per rinfrescare la memoria. Il 14 settembre 2006 il quotidiano della CEI critica coloro che accettano la teoria dell'evoluzione, accusandoli di screditare il Dio Creatore e l'uomo, «non più immagine di Dio, ma delle grandi scimmie» [perdonate l'autocitazione, ma a suo tempo avevo già segnalato l'incredibile articolo de l'Avvenire; NdZ]: la biologia starebbe alla radice degli «orrori della modernità» e potrebbe indurre a «giustificare il cannibalismo». Parole di ferro, queste. Ma non divergenti da quelle che nel 2004 aveva usato l'allora cardinale Ratzinger per difendere lo spirito da uno sviluppo dell'Occidente governato da patologie della ragione, nel senso che «attraverso la ricerca del codice genetico la ragione si impossessa delle radici della vita» e che, di conseguenza, «la dignità umana scompare».
Ratzinger è libero di esporre le proprie opinioni e di credere, come scrive nel suo messaggio inviato a «La Sapienza» citando sant'Agostino, che «il semplice sapere... rende tristi», ma l'Università pubblica ha il dovere di difendere l'autonomia della conoscenza da ogni tentativo di controllo esterno, sia laico che religioso.
Ecco perché ritengo una leggerezza l'invito rivolto al Papa, e fuorviante ciò che ne è seguito. Questo paese vive una fase storica difficile, nella quale i problemi si appesantiscono mentre l'agire politico si sta svuotando di livelli decisionali e non riesce a introdurre veri elementi di innovazione nell'organizzazione dello Stato e nella cultura diffusa nella società civile. Le controversie su «La Sapienza» fanno insomma dimenticare che la modernizzazione del paese non decolla senza la crescita di una scienza libera da ipoteche politiche e religiose, una scienza che non è triste - come si legge nel messaggio del Papa - ma è ricca dell'appagante piacere della scoperta e della conoscenza.
Noi italiani - atei, laici e credenti - abbiamo allora bisogno di uomini di Stato che con una politica saggia nutrano l'intero albero della cultura scientifica e umanistica, per costruire un paese moderno dove l'abbraccio tra sapere e democrazia possa generare un futuro migliore per tutti i cittadini. Anche per quelli che credono di possedere già la Verità, e sognano una scienza in libertà vigilata. A ciascuno il suo, insomma, prima che per tutti si faccia buio
.

scritto da: zemolo alle ore 18:09 | link | commenti
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martedì, 22 gennaio 2008

visione evangelica

Riporto qui di seguito un articolo sulla vicenda del papa alla Sapienza, segnalatomi da un amico.


Tutto sbagliato, tutto da rifare. di Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma:

Di fronte a quello che sta succedendo a seguito dell’invito rivolto al Papa a presiedere l’apertura dell’anno accademico all’Università La Sapienza di Roma, mi viene in mente solo il vecchio adagio di Gino Bartali: “Tutto sbagliato, tutto da rifare”. Purtroppo, nulla si può rifare e si rimane attoniti spettatori dell’ennesimo colpo inferto, da ogni parte, alla asfittica laicità del nostro paese.
Le critiche all’iniziativa del rettore vengono - da destra e sinistra, da cattolici militanti e da chierichetti atei - stigmatizzate come violazione della libertà di parola. Tutti - compresi gli ex fascisti e gli ex-comunisti, dunque gli eredi delle culture non liberali - diventano profeti di liberalismo.
Ritenere non opportuno un invito a tenere un discorso è cosa diversa dall’impedire a qualcuno di esprimere le proprie opinioni. Il Papa non è un semplice accademico che sostiene tesi controverse o formula ipotesi non condivise da pochi o da molti. Il Papa parla di valori non negoziabili, non formula ipotesi; pretende di esplicitare la verità; si pronuncia non come esponente di una delle varie religioni e confessioni presenti sulla agorà, ma come esperto di umanità in grado di indicare i fondamenti dello stato e i criteri di una corretta laicità. Il Papa pretende di sapere per tutti noi come si debbano rettamente coniugare fede e ragione. Se vogliamo, il Papa è anche l’ultimo sovrano assoluto per diritto divino. Benedetto XVI bolla la ricerca del pensiero scientifico e filosofico della modernità “post-cristiana” come dittatura del relativismo. Cioè pronuncia una drastica censura nei confronti di quello che è lo spirito della ricerca libera e senza presupposti che spero presieda all’insegnamento nelle nostre università. Benedetto XVI persegue, con grande intelligenza, una strategia di rimonta nei confronti della società laica e pluralista.
Tutto questo andava ricordato nel momento in cui lo si invitava. Si doveva sapere che il Papa non viene a discutere o a confrontarsi, ma viene per essere ascoltato con reverenza ed eventualmente accolto con una genuflessione. Si doveva sapere che era legittimo dissentire dall’invito, non perché si è oscurantisti ma perché non si può né si vuole riconoscere la pretesa che egli statutariamente e quindi inevitabilmente porta con sé. Per queste ragioni io non l’avrei invitato a presiedere l’apertura dell’anno accademico. Lo inviterei però, domani stesso, a partecipare come uno dei relatori ad un dies academicus: si darebbe un bellissimo esempio di cosa può essere una università libera e laica e veramente plurale. Perché - sebbene gli italiani, in primis gli atei devoti, di destra come di sinistra, non lo sappiano - qualunque “capo religioso”, persino il Papa, nella democrazia discorsiva è “uno dei relatori”. Nulla di meno - e va detto con forza e io lo faccio con assoluta convinzione - ma neanche nulla di più.
Una volta che l’invito - inopportuno a mio avviso - era stato rivolto, il Papa doveva parlare. Il dissenso era legittimo; se il dissenso poneva problemi di ordine pubblico - in una università il dissenso si esprime con il dibattito delle idee e con un po’ di humour - essi dovevano essere risolti come ogni altro problema di ordine pubblico. Nessuno, tuttavia, può essere posto al riparo dal dissenso che si manifesta nelle forme legittime. Tra l’altro, giova ricordare che Gesù si espose sulla pubblica piazza, senza aver prima negoziato con l’autorità le condizioni consone alla sua visita. Anzi parlò senza essere invitato. Ci pensino quelli che nel Papa ravvisano il Vicario e che oggi vedono in lui la vittima di un sopruso.
Chi pensava che Benedetto XVI fosse meno capace di “comunicare” del suo predecessore, ha oggi una bella smentita. Non andando alla Sapienza, il Papa diventa una vittima dell’intolleranza laica, la nuova inquisizione lo sta portando al rogo. Bisogna vegliare per lui. Me lo si lasci dire, visto che i miei antenati di inquisizione ne sapevano qualcosa: quando c’è l’inquisizione non si tratta di qualche sberleffo o magari di qualche insulto in mezzo ad un folla compunta e persino adorante.
Per giorni non si parlerà d’altro. E anche senza questo incidente, ogni giorno, dalla mattina alla sera, le televisioni italiane (l’Europa e il mondo sono un’altra cosa) parlano del Papa e dei suoi moniti e dei suoi rimbrotti e dei suoi non possumus che vogliono dire “non dovete”. Ora tutti faranno a gara per riparare, per scusarsi, per far vedere che - per quanto atei - si sa dare alla chiesa e al papa il dovuto riconoscimento. Per fortuna le occasioni non mancheranno: c’è una legge sulla libertà religiosa da lasciar sepolta; la 194 da rivedere; il riconoscimento delle unioni civili da non prendere neppure in considerazione; la vita da tutelare. Forse si potrebbe anche porre qualche limite alla diffusione dei contraccettivi. E poi siamo italiani, la fantasia non ci manca, sapremo come farci perdonare. D’altronde, se non abbiamo avuto Lutero, Kant e Jefferson non è colpa nostra.


scritto da: zemolo alle ore 11:22 | link | commenti (1)
categorie: politica, attualità, ingerenze, marcatura
lunedì, 21 gennaio 2008

suggerimento

Il cardinal Bagnasco, presidente della CEI: la legge sull'interruzione di gravidanza va "almeno aggiornata in qualche punto" tenendo conto dei "progressi della scienza e della medicina".
E, di seguito: il Papa non è potuto andare all'università di Roma su suggerimento delle autorità italiane.
Traducendo: "caro Palazzo, ci sei debitore. Facciamo così: criminalizzate l'aborto e siamo pari, ok?!".

scritto da: zemolo alle ore 17:37 | link | commenti
categorie: politica, attualità, ingerenze
venerdì, 18 gennaio 2008

Trieste con il papa...

... Luca Di Monte no.

Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza si sente in sintonia con i sentimenti dei suoi cittadini. Il fatto che ci si senta non vuol dire ovviamente che lo sia, ma perché sottilizzare: lui nutre un indubbio affetto per il pontefice, dunque tutta Trieste ama il pontefice.
E allora non vergognamoci dei nostri sentimenti, esterniamo il nostro amore per Ratzinger, addobbiamo il bellissimo municipio di Trieste con uno striscione da stadio: "Trieste con il Papa
"!
Dipiazza con il papaMi permetta, caro sindaco: lei, indubbiamente insieme alla maggioranza dei triestini, sarà col papa. Ma il municipio non è né suo né della maggioranza dei triestini: lo è di tutti i triestini. Quindi, per favore, non  lo svilisca con i suoi personali messaggi d'amore.

Ovviamente, secondo la nuova definizione del termine, la mia è una richiesta di censura.


scritto da: zemolo alle ore 12:51 | link | commenti (4)
categorie: politica, attualità, marcatura
giovedì, 17 gennaio 2008

non habemus papam

VauroDunque il nostro carissimo non è andato alla Sapienza.
A scanso di equivoci dico subito che mi dispiace che vi abbia rinunciato, un po' perché adoro vederlo mentre massacra la ragione con quel suo ghigno sulle labbra, un po' perché la scena di Ratzi accolto da striscioni, slogan ed urla contro di lui sarebbe stato un lieto diversivo alla solita immagine della papamobile che gira per piazza San Pietro.

Comunque in questi giorni abbiamo potuto aggiornare i dizionari, imparando nuove definizioni:

censurare: 1 sottoporre a critiche; 2 l'atto di manifestare contro una persona cui segue la rinuncia della stessa a presentarsi; 3 rivendicare l'inopportunità della presenza di un individuo.

Insomma, il papa rinuncia a venire alla Sapienza perché con tutta probabilità microscopici gruppetti di sciagurati (così veniamo definiti) lo contesterebbero, e Palazzi e Giornali gridano alla censura. Il nostro fraterno amico Bush è accolto dovunque da manifestazioni lui contrarie, e mai nessuno che gridi alla censura!

dialogare: 1 fare opera di proselitismo; 2 soliloquio.

I media, costituiti per metà da persone intelligenti e per metà da Ferrara, dicono che l'Università è luogo eletto al dibattito e al confronto, ed impedire (!) al papa di venirci è antidemocratico ed intollerante.
Ma il papa è stato invitato a tenere prima una lectio magistralis, poi un semplice discorso. Non ad intervenire ad un dibattito.
Facciamo un piccolo esempio: alla fine dell'intervento del nostro carissimo, sarebbe stato possibile fargli notare che frasi come: "chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste", "verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene
", "la fede cristiana [...] corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della verità", "la fede [cattolica, NdZ] è il alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice consuetudine", "è vero che la storia dei santi, la storia dell'umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un'istanza per la ragione pubblica", ma soprattutto "è suo compito [del papa, NdZ] mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro", sarebbe stato possibile, dicevo, fargli notare che frasi come queste sono delle emerite stronzate?

Concludiamo con una mia personale classifica delle affermazioni più assurde che ho avuto la sfortuna di ascoltare:
  1. "mi meraviglia che i politici non abbiano difeso il Papa prima, quelle di queste ore sono difese tardive", Umberto Bossi.
  2. "i 67 professori andrebbero denunciati", Maurizio Gasparri.
  3. "al governo Prodi e al ministro Mussi non resta che un gesto di responsabilità: ritirare il nominativo (per la presidenza del CNR, NdZ) di Maiani (tra i 67 firmatari della protesta contro la visita di Ratzi, NdZ) ancor prima che le commissioni parlamentari competenti siano chiamate a esprimere il necessario parere per la nomina", Luca Volontè.
  4. "se questi sono i maestri dei nostri figli, c'è da aver paura per il nostro futuro", Pierferdinando Casini.

scritto da: zemolo alle ore 14:09 | link | commenti (5)
categorie: politica, rassegna stampa, ingerenze
sabato, 08 dicembre 2007

Ahmadinejad solidale con la Binetti

Sintesi della concitata serata in Senato del 6 dicembre.

La senatrice Binetti non vota la fiducia (ma anche tutti i teodem lo farebbero, se non fosse stato loro promesso che comunque la legge verrà cambiata in Parlamento1). Traducendo significa: "è giusto discriminare gli omosessuali".
Immediato gesto di solidarietà per la senatrice dall'Iran.

Carolina Lussana (Lega) usa toni leggeri2: "Questo è un vergognoso attacco alla Chiesa, che con questa modifica sarà imputata per discriminazione perché sostiene che l'omosessualità è contro natura e nega la possibilità di adozione alle coppie omosessuali".



1. la legge, secondo indiscrezioni, sarà così modificata:
"si punisce con la reclusione chiunque inciti a commettere o commetta atti di discriminazione di cui all'articolo 13.1 del Trattato di Amsterdam entrato in vigore l'1 maggio 1999. A meno che non glielo abbia detto Dio."
2. è leghista, il tono è leggero perché non usa la parola culattonia,b.

scritto da: zemolo alle ore 15:50 | link | commenti (2)
categorie: politica, rassegna stampa, attualità, ingerenze, difformitÃ